idee, parole e fatti…in diretta dal Lago di Garda
rassegna stampa
Notte Fondente: servizio di teletutto
7 set
Allego Servizio sulla notte fondente del 27 agosto.
Per chi volesse sono benaccetti pareri opinioni e critiche…
un saluto
Stefano Ambrosini
Trento, la Provincia vieta il fumo alle fermate degli autobus
31 ago
Allego interessante rassegna stampa.
Buona lettura
Stefano Ambrosini
TRENTO. Giro di vite sul fumo passivo. La Provincia ha deciso di vietare le sigarette sotto le pensiline delle fermate dei mezzi del trasporto pubblico. La decisione non è ancora operativa, ma la volontà di intervenire è stata manifestata dall’assessore Ugo Rossi che l’ha messa nero su bianco nella risposta ad una interrogazione sul punto del consigliere della Lega Mario Casna.
«Il Servizio provinciale Trasporti Pubblici – scrive l’assessore alla Sanità – tenuto conto anche delle lamentele recentemente manifestate dagli utenti – si è attivato nei confronti di Trentino Trasporti al fine di valutare modalità e tempi per l’estensione del divieto di fumo agli spazi chiusi delle pensiline».
L’interrogazione di Mario Casna prende le mosse da una serie di segnalazioni raccolte dal «paladino dei cittadini» Claudio De Paoli che, nei mesi scorsi, aveva iniziato una propria personale battaglia contro il fumo passivo respirato dagli utenti dei bus in attesa nelle pensiline alle fermate. De Paoli aveva richiesto un parere anche all’azienda sanitaria. Gli uffici di via Degasperi avevano risposto che – dipendesse da loro – vieterebbero subito le sigarette. Ma non avendo competenza sul tema si sono trovati costretti a consigliare a De Paoli di rivolgersi al Comune o alla Provincia.
E così De Paoli ha preso carta e penna e ha chiesto l’intervento del consigliere provinciale Mario Casna. Il quale – il 27 gennaio scorso – ha presentato un’interrogazione per chiedere di porre rimedio ad una situazione da più parti ritenuta intollerabile. Nella sua replica l’assessore Rossi ha ricordato che una legge provinciale del 2004 vieta già il fumo sui mezzi pubblici e nelle sale di attesa delle stazioni e delle fermate. Una successiva circolare ha specificato che il divieto non si estende agli spazi all’aperto, ricomprendendo tra questi anche quelli «privi di copertura e di barriere laterali tali da pregiudicare la circolazione dell’aria e comunque secondo buon senso». Ora il divieto verrà esteso anche questi spazi.
Esulta Claudio De Paoli: «Era ora. Mi sembra si tratti di una scelta di civiltà. Se uno vuol farsi del male fumando che faccia pure, ma questo non può pregiudicare la salute di anziani e ragazzi costretti a respirare il fumo passivo mentre aspettano il bus».
Rassegna stampa: Legambiente “Stop ai sacchetti di plastica”
21 ago
Rassegna presa da lastampa.it -> http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/289862/
Buona lettura
Stefano Ambrosini
Bene i comuni del Garda ma possono fare ancora meglio
VERONAStop ai sacchetti di plastica e maggiori sforzi per la prevenzione e per il riciclaggio da raccolta differenziata, queste le parole d’ordine lanciate in occasione della tappa sul Garda della Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna di monitoraggio e informazione sullo stato di salute dei laghi, realizzata con il contributo del Coou (Consorzio Obbligatorio Oli Usati).
A bordo di Goletta dei Laghi viaggiano i progetti di Legambiente che riconoscono nei laghi, e nell’ambiente in generale, una risorsa in grado di valorizzare le unicità del nostro Paese, come, ad esempio, “Stop ai sacchetti di plastica”, la nuova iniziativa dell’associazione per dire basta all’utilizzo delle shopper in plastica che vengono utilizzate nei negozi e nei supermercati.
Nel mondo vengono consumati ogni anno tra i 500 e i 1.000 miliardi di sacchetti di plastica monouso, in Europa il consumo annuale di 100 miliardi di sacchetti, che equivalgono a circa 12 milioni di barili di petrolio. Solo in Italia si consumano 250 sacchetti a testa in un anno che, una volta buttati, perdurano nell’ambiente per 200/400 anni.
I sacchetti di plastica costituiscono un grave problema di inquinamento ambientale diffuso in tutto il mondo dichiara Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi – Ogni anno nei mari e nei laghi i sacchetti abbandonati compromettono la vita di migliaia di animali sia acquatici che terrestri oltre a rilasciare nell’ambiente, disperdendosi, composti pericolosi. In Italia sono già 150 i comuni che hanno emesso un’ordinanza per vietare la distribuzione di sacchetti di plastica e altre 250 località hanno manifestato l’intenzione di metterli al bando.
Secondo il dossier Comuni Ricicloni di Legambiente, sono 390 i Comuni veneti ad aver raggiunto buoni risultati di raccolta differenziata e anche i comuni della costa del Lago di Garda non sono da meno. Bardolino, Malcesine, Peschiera del Garda e Torri del Benaco raggiungono percentuali di raccolta differenziata che variano dal 51,17% al 60, 67%.
«I dati relativi ai comuni costieri, presenti sul rapporto Comuni Ricicloni, sono buoni ma non bisogna cullarsi sugli allori avverte Lorenzo Albi, presidente del circolo Legambiente Verona – Il rischio che si rallenti la raccolta differenziata per favorire lo sviluppo degli impianti di incenerimento. Impianti che i cittadini veneti, grazie al loro impegno nella raccolta differenziata, stanno dimostrando essere inutili. Tra i Comuni bagnati dalle acque del lago solo Lazise e Garda non raggiungono ancora i limiti fissati per legge sulla raccolta differenziata, chiediamo quindi a queste amministrazioni di mettersi al più presto in regola. Oltre all’impegno per una buona gestione dei rifiuti, il nuovo obiettivo rappresentato dalla prevenzione e su questo possono fare molto amministrazioni e cittadini. Lo stop ai sacchetti di plastica solo il primo passo in questa direzione; chiediamo ai Comuni costieri di approvare al più presto la delibera per mettere al bando gli shopper tradizionali.
Gli attivisti di Legambiente lanciano dalla Goletta dei Laghi la petizione per dire “Stop ai sacchetti di plastica”, in nome del rispetto per le specie viventi, per il paesaggio e per la bellezza, per l’ambiente dell’Italia e del Pianeta. La petizione si rivolge, inoltre, agli esercizi commerciali perché trovino nuove soluzioni e chiede al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare di impegnarsi a non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili, non rispondenti ai criteri fissati dalla norma comunitaria EN 13432, oltre il 31 dicembre 2010.
10 idee per una vita sostenibile
13 ago
Riporto un’articolo interessante tratto da mammafelice.it
Da leggere!
Un saluto
Stefano Ambrosini
http://www.mammafelice.it/2010/01/08/10-idee-per-una-vita-sostenibile/
Rassegna Stampa: Non è aria di crisi nella Riviera dei Limoni
9 ago
Allego rassegna stampa odierna…
Un cordiale saluto
Stefano Ambrosini
Considerata la situazione generale gli operatori sono soddisfatti. Male negozi e ristoranti
Il lungolago di Gardone Rviera«Il Garda tiene. La crisi si fa sentire, ma attorno al Benaco non si registrano certo i dati disastrosi che emergono altrove». È questa, in sintesi, la lettura della stagione turistica 2010 proposta da Marco Girardi, direttore del Consorzio Riviera dei Limoni e dei Castelli che riunisce le imprese turistiche dislocate tra Limone e Desenzano. «È ancora presto per tirare le somme – dice – ma credo che alla fine registreremo solo un leggero calo rispetto al 2009, e visto il momento economicamente difficile il dato si presta ad una lettura non del tutto negativa». In questi giorni gli alberghi sono tutti pieni. Ma la stagione non era iniziata nel migliore dei modi.
«Giugno – spiega Girardi – è andato male a causa del maltempo. Ha influito anche la concomitanza con i mondiali di calcio: gli olandesi, ad esempio, sono arrivati con una ventina di giorni di ritardo rispetto al solito». Ciò che fa ben sperare sono le previsioni per l’ultimo scorcio di stagione. Se il pienone ad agosto è dato per scontato, le prenotazioni registrate per settembre inducono ad un certo ottimismo. Per certi versi la crisi potrebbe paradossalmente giocare a favore del turismo gardesano, provocando un mutamento nelle abitudini vacanziere degli europei: ai viaggi verso lidi esotici e lontani si preferiscono mete più vicine, magari raggiungibili in auto o in pullman.
«Probabilmente non sarà una delle stagioni migliori – commenta Davide Calderan, presidente del Carg, il Consorzio albergatori di Gardone Riviera e Salò – ma non si può parlare di crisi. Di certo sono cambiate le abitudini del turista. Oggi si lavora soprattutto nei fine settimana. È la conseguenza di una riduzione generalizzata della tradizionale vacanza lunga a favore di viaggi più brevi, distribuiti in diversi momenti dell’anno». Calderan segnala inoltre un mutamento nei gusti del villeggiante: «Questa è una stagione boom per attività come bed&breakfast, agriturismi e appartamenti. Hanno prezzi più accessibili e soddisfano la nuova voglia di vacanze tranquille, a contatto con la natura, in ambienti familiari e a misura di bambino».
Commenti positivi dal Grand Hotel Gardone: «Siamo moderatamente soddisfatti – afferma Orietta Mizzaro Papini – registriamo un certo incremento rispetto al 2009». Tutt’altro che positivi, invece, i commenti di commercianti, ristoratori e di chi offre servizi turistici, come i noleggiatori di barche. s. bot.
Rassegna Stampa: La Goletta boccia le sorgenti del Garda: commenta e segnala
8 ago
Piccola Rassegna stampa sul giro di Golette dei Laghi di Legambiente…
Appena ho dei dati + dettagliati vi faccio sapere!
Da leggere soprattutto per riuscire a risolvere i problemi dovuti al barbarano e al bornico.
Cercando di essere rassicurante, le acque di balneazione vanno bene, ma lo step superiore sarebbe quello di risolvere i problemi legati alle fonti di inquinamento dei laghi, ossia fiumi e torrenti.
Vediamo cosa si riuscirà a fare!
Un saluto
Stefano Ambrosini
ECOLOGIA. Un quadro preoccupante dalla campagna della «Goletta»: le brutte notizie arrivano non dalle acque di balneazione, ma dagli scarichi degli affluenti
Inquinate le foci dei torrenti che affluiscono nel lago: trovati colibatteri in eccesso in 17 campioni su 17 dal Sarca a Torbole fino al Rio Bragagna di SirmioneSi dice: il problema è a monte. Ma per le acque del Garda non è solo un modo di dire. È il risultato, sconcertante, della campagna di monitoraggio svolta dalla «Goletta dei Laghi di Legambiente».
I BIOLOGI dell’associazione ecologista non hanno analizzato le acque di balneazione della spiagge (che risultano tutte balneabili dai controlli della autorità sanitarie Asl e Arpav). Si sono invece rivolti alle «sorgenti» del lago, ai corsi d’acqua che alimentano il bacino, dall’affluente principale, il Sarca che scende dal Trentino, ai piccoli ganfi del basso lago.
Tutti inquinati, purtroppo: su 17 prelievi, 10 dei quali effettuati dalla Goletta sulla sponda bresciana, gli altri in Veneto e in Trentino, tutti e 17 presentano concentrazioni in eccesso di enterococchi intestinali ed escherichia coli.
Vuol dire che a monte del lago gli scarichi civili finiscono allegramente nei torrenti e, da questi, nel Garda.
Sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati alle foci dei torrenti Piovere a Tignale, Bornico a Toscolano Maderno, Barbarano a Salò, del rio della Garbella e di quello della Bragagna a Sirmione, allo scarico vicino al porto di Moniga, sulla spiaggia di via Agello a Rivoltella e vicino allo scarico in via Cesare Battisti a Desenzano. Inquinate le foci del San Giovanni a Limone e del San Michele a Tremosine.
I DATI non collimano con quelli dell’Asl, ma è presto spiegato, o quasi. L’ente sanitario effettua i prelievi nelle zone di balneazione, non davanti agli scarichi. E inoltre: i nuovi parametri di legge, applicati dalle autorità sanitarie, sono fra l’altro più permissivi delle vecchie norme degli anni 80.
«L’INQUINAMENTO – commenta Mariella Bazzoli di Legambiente – arriva dai reflui e dal reticolo secondario, assolutamente non controllato. Si costruisce troppo vicino agli argini dei fossi, tutti tombati».
Per quanto riguarda l’alto lago si attende l’entrata in funzione del depuratore di Tremosine, con l’augurio che risolva i problemi di inquinamento riscontrati da anni sui torrenti San Michele e San Giovanni,
«Mentre – prosegue Milani – non possiamo che denunciare la vergognosa vicenda del depuratore di Sermerio, sempre a Tremosine, mai entrato in funzione. Il basso lago, invece, soffre dell’inadeguatezza del depuratore Garda Uno, ormai non più sufficiente».Forte è la preoccupazione per le condizioni del collettore in calcestruzzo che attraversa il lago tra Maderno e Torri, vecchio di 30 anni e di difficile gestione per le operazioni di manutenzione. «Ci chiediamo cosa succederebbe al lago di Garda se si dovesse danneggiare in modo serio».
Rassegna Stampa:Lago, Ecco le 10 località più belle…
6 ago
tratto da quibrescia…
Buona lettura
Stefano Ambrosini
(s.s.) Sono in tutto 10 le località dei laghi Sebino e Garda che saranno segnalate sulla Guida Blu di Legambiente e Touring Club italiano. Mentre da un lato l’associazione ambientalista ha monitorato lo stato di salute dei laghi bresciani attraverso i campionamenti delle acque effettuati da Goletta dei Laghi (leggi qui), dall’altro ha indicato le zone “turistiche degne di nota per il valore paesaggistico e ambientale che merita di essere tutelato e valorizzato”.
Sul Benaco alle località di Gargnano, Limone sul Garda e Tignale, in provincia di Brescia, sono state assegnate 4 vele, mentre Gardone Riviera se ne è aggiudicate 3 e 2 Sirmione. Anche nel Sebino sono 5 le località che sono state segnalate dall’associazione con il cigno verde, la quale ha assegnato 4 vele a Pisogne, 3 a Lovere e Riva di Solto, 2 a Iseo e 1 vela a Monte Isola.
“Queste località sono state menzionate nella Guida Blu per la tradizione turistica, il valore storico, culturale e ambientale che esprimono e grazie a cui risultano tra le migliori offerte turistiche della sponda lombarda del lago”, ha spiegato Barbara Meggetto, portavoce della Goletta dei Laghi di Legambiente. “Alcune mete sono state indicate per l’alto valore storico e culturale, altre per la rilevanza ambientale, fornendo una variegata scelta per le vacanze estive. La Guida Blu rappresenta uno strumento di promozione per un settore, quello del turismo lacustre, sempre più importante”. L’associazione ha stimato che sul solo lago d’Iseo ci sia una media di 700 mila presenze l’anno.
Per potersi meritare una o più vele, la graduatoria va da un minimo di una a un massimo di 5, ogni località ha dovuto passare sia il vaglio della salubrità delle acque sia la valutazione della mobilità, del consumo e gestione di energia e rifiuti, dei consumi idrici e dello smaltimento delle acque reflue, la presenza di adeguati servizi per i disabili, il consumo del suolo e del paesaggio, delle aree costiere e della sostenibilità in generale.
Sul lago d’Iseo Legambiente ha posto l’accento anche sulla presenza di oltre venti strutture alberghiere e ricettive che possono fregiarsi del marchio Ecolabel di Legambiente Turismo. “Questo marchio di qualità ambientale contraddistingue le imprese turistiche che adottano misure per ridurre l’impatto delle proprie attività sull’ambiente e per promuovere il territorio circostante, riducendo i consumi e sensibilizzando i propri ospiti”, ha commentato Dario Balotta, presidente del circolo di Legambiente Basso Sebino.
Sul lago di Garda, invece, i rappresentanti bresciani dell’associazione hanno chiuso con una polemica. “Ci auguriamo che il comune di Gargnano, così ospitale e ben conservato, non permetta di trasformare un pezzo così importante della sua storia, com’è la Società Lago di Garda, in seconde case, perdendo un’occasione per un riutilizzo pubblico e culturale di quello splendido spazio”, ha concluso Cristina Milani del circolo Legambiente del Garda.
Rassegna Stampa: Michael Bolton, una voce per tutte le stagioni
6 ago
allego rassegna stampa del Bresciaoggi.
Un cordiale saluto
Stefano Ambrosini
La sua carriera è cominciata sotto il segno dell’hard-rock. Poi è passato al soul. In seguito ha cantato nell’ordine Sinatra, le canzoni di Natale e l’opera lirica. E adesso duetta pure con Lady GaGa. Ma chi è veramente questo Michael Bolton? Chi si nasconde dietro il faccione spigoloso (fortunatamente oggi privo degli orridi boccoli dorati dei primi tempi) di questa voce per tutte le stagioni? Un self made man americano che non conosce scrupoli stilistici nella sua corsa verso il successo? Chissà, forse è stata proprio questa assenza di una direzione chiara ad aver creato nel tempo un po’ di confusione e disorientamento nel grande pubblico. Il risultato è che le vendite sono calate, ed anche ieri sera, per il concerto gardesano della popstar americana, non c’è stata esattamente una lotta all’ultimo biglietto: alla fine, tra platea e galleria, non si è arrivati a un migliaio di spettatori.
Un po’ poco per una grande star internazionale come Bolton, soprattutto se si considera che quella di Gardone Riviera era l’unica tappa italiana del suo tour, e che in quanto tale avrebbe potuto chiamare a raccolta non solo i fans locali ma perlomeno anche quelli di regioni ed aree limitrofe. Ma tant’è: anche quello che doveva essere uno degli eventi clou dell’estate musicale bresciana si è risolto in un affare per «pochi intimi», complici forse il prezzo non esattamente in sintonia con questi tempi da cinghia costantemente tirata, ed anche i primi sentori di una crisi che, dopo il disco, adesso comincia a mordere anche il live.
In questa dinamica a soffrire di più sono probabilmente proprio gli artisti un po’ generici come Bolton, che magari da queste parti non hanno un target di pubblico ben preciso. Stiamo del resto parlando di un personaggio che ha toccato l’apice della popolarità commerciale ormai quasi vent’anni fa, in modo particolare con le sue interpretazioni di classici soul e pop già ben noti nelle versioni originali: canzoni come «Sitting on the dock of the bay» di Otis Redding, con la quale colse per la prima volta il successo nel 1987, o «When a man loves a woman» di Percy Sledge (cantata ieri sera su un palchetto, in mezzo alla platea, tra il tripudio del pubblico) o «To love somebody» dei Bee Gees, altro hit della sua carriera nel 1992. Tutti pezzi che inevitabilmente sono sfilati anche nella scaletta del concerto di ieri sera, insieme ad una serie di altri standard ormai ultra consumati (da «Summertime» a «For once in my life», da «New York New York» a «That’s life»), e che hanno senza dubbio sopraffatto la selezione di repertorio attinta in gran parte dai suddetti anni del boom (tra cui anche «Steel Bars», il brano che Bolton firmò con Bob Dylan nel ’91, immancabile più per il prestigio della firma che per reali meriti musicali).
Ma i fans del Vittoriale ieri sera si sono goduti fino in fondo un recital nel quale la grande protagonista è stata ovviamente la voce di Bolton, che fu apprezzata anche da Luciano Pavarotti: un’ugola sulla quale ovviamente non ci possono essere discussioni. E proprio al tenore italiano, Bolton ha dedicato il «Nessun dorma», accolto con una standing ovation. «Un brano – ha detto Bolton – dedicato al più grande tenore di tutti i tempi, Luciano Pavarotti. Lo imparai quando mi invitò a cantare con lui, qui in Italia: io ero terrorizzato, ma lui fu sempre generoso e gentile con me».
Il livello di indubbia professionalità di Michael Bolton, che ha caratterizzato l’intera esibizione, ha completato il quadro della serata. Conclusa in trionfo tra gli applausi, in particolar modo quelli del pubblico femminile, e con i fans assiepati sotto il palcoscenico.Claudio Andrizzi
Michael Bolton, una voce per tutte le stagioni
Rassegna stampa: Lago di Garda, ovvero lago di cemento
5 ago
Allego un’altra rassegna stampa interessante su un’argomento scottante ossia la cementificazione del garda.
Una conferenza stampa di Legambiente in una stanza praticamente vuota di Palazzo Todeschini, di cui gli interessati dovevano essere soprattutto gli amministratori locali.
I presenti?
C’ero io per Gardone Riviera, il sindaco di Padenghe Patrizia Avanzini e un consigliere comunale (mi scuserà ma nn ne ricordo il nome) di San Felice del Benaco. Stop.
Buona lettura
Stefano Ambrosini
A Lonato in appena 8 anni sono stati urbanizzati 191 ettari di suolo, pari al 20% o, se volete, a 300 campi da calcio. In questa drammatica hit parade di sperpero di suolo, il Garda è in testa su tutte le altre aree lacustri della Lombardia. I dati elaborati dalla Regione Lombardia e presentati ieri a Desenzano da Goletta Verde di Legambiente, testimoniano l’andazzo di una politica urbanistica scriteriata che non ha eguali come ha dichiarato la portavoce ambientalista Barbara Meggetto.
IL COMUNE che è in testa a questa non invidiabile classifica è Moniga che ha consumato il 22%, del suo territorio, pari ad oltre 35 ettari, che sono davvero tanti per un piccolo comune. Alle spalle di Lonato in termini assoluti troviamo, inoltre, Desenzano che ha consumato 136 ettari (13%), sempre nel periodo 1999/2007 che è quello su cui ha elaborato i dati ufficiali la Regione. Seguono Manerba con l’incremento del 18%, pari a 704 ettari urbanizzati, quindi Sirmione con il 16% (646 ettari) e Salò con il 12% (378 ettari).
«Un’urbanizzazione – ha precisato Legambiente – che si può paragonare a quella di S. Donato Milanese con una differenza però sostanziale: che S. Donato è nell’hinterland milanese e non ha vocazioni turistiche e, inoltre, conta una popolazione residente ben maggiore, mentre Sirmione e Desenzano dovrebbero tenersi stretti i rispettivi territori altrimenti cosa offriranno tra qualche tempo ai turisti?».
«La colata di cemento per residenze e capannoni – ha aggiunto Barbara Meggetto – può avere una ragione nell’hinterland di Milano in quanto occorre offrire alla gente un tetto sopra la sua testa, ma a Desenzano o a Lonato che senso ha?»
Si diceva di una situazione drammatica alla quale sembra che gli amministratori locali non vogliano prestare attenzione. Dal 1999 al 2007 sono cresciuti oltre 630 ettari di superficie urbanizzata intorno alla sponda bresciana del lago di Garda, più di ogni altro lago lombardo. Un primato che insomma i comuni gardesani non riescono ancora a scrollarsi di dosso. E chissà con i futuri piani di governo del territorio se non c’è da attendersi una nuova definitiva colata di cemento, come hanno paventato i portavoce di Legambiente. Ad onor del vero il pgt di Sirmione approvato a fine anno scorso dalla giunta Mattinzoli ha saputo contenere di molto il territorio della penisola gardesana, mentre Desenzano è in attesa del varo del nuovo strumento: ma già fanno discutere alcune proposte che sono rimbalzate negli ambienti politici.
«I DATI forniti ci preoccupano – ha sottolineato Barbara Meggetto – l’urbanizzazione che abbiamo visto crescere in questi anni mette a repentaglio il paesaggio del Garda che più di ogni altro, in regione, vive di qualità. Il continuo depauperamento del poco territorio ancora disponibile è una minaccia non solo per l’ambiente e la sicurezza dell’area del lago, ma anche per il futuro turistico delle sue località più celebri. Il maggiore consumo, come si è notato è avvenuto nella zona bassa del lago, cioè dove c’è maggiore disponibilità di territorio su cui edificare».
Da notare che l’alto Garda registra una massiccia edificazione solo sul litorale perché, avendo un territorio alle spalle prevalentemente montuoso, non ha subìto giocoforza un’espansione maggiore. Magra consolazione. La Meggetto ha poi colto l’occasione dell’incontro di Desenzano per comunicare che la proposta di legge d’iniziativa popolare sulla creazione del grande parco regionale procede il suo cammino. Come si ricorderà lo scorso anno sono state raccolte oltre 7 mila firme perché il bacino del Garda possa essere tutelato e conservato alla stregua di un parco naturalistico. Tra breve, comunque, dovrebbe essere discussa dal consiglio regionale lombardo.
Rassegna Stampa: Gino Paoli, il potere della musica per un artista di grande classe
5 ago
allego rassegna stampa del bresciaoggi …
Piccola nota personale. Complimenti vivissimi all’organizzazione del comune che ha curato l’evento, tra cui il nostro vicesindaco Giampiero Seresina e l’insostituibile Luisa!
Davvero una grande serata di classe a Gardone Riviera, in una cornice unica quale il Vittoriale degli Italiani!
Buona lettura
Stefano Ambrosini
C’è qualcosa di assolutamente straordinario, nella naturalezza e nell’energia con la quale certi militanti di lungo corso continuano ad affrontare il palcoscenico. Qualcosa che ha probabilmente a che fare con la magia della musica, un toccasana nel quale si nasconde il segreto della ammirevole longevità fisica, psicologica ed artistica di tanti grandi vecchi della musica che, nonostante le insidie dell’anagrafe, sembrano sempre sideralmente lontani del traguardo dell’età pensionabile. Lo raccontò anche Renzo Arbore, classe 1937, quando pochi mesi fa fece tappa a Brescia con il suo tour. «La musica è ginnastica mentale, ti costringe a rimanere sempre aggiornato ed in esercizio», disse lo showman pugliese che quella sera resse il palcoscenico per più di tre ore tra l’entusiasmo incontenibile del pubblico.
È probabile che sul potere salvifico e benefico della canzone concordi anche Gino Paoli: che, giunto ormai all’alba dei 76 anni (li compirà il prossimo 26 settembre), rappresenta davvero l’antitesi vivente dei vecchi ed ormai consunti stereotipi sulla terza età. Là fuori, va detto, è in buona compagnia: insieme a Celentano, che he ha compiuti 72 a gennaio, a Conte, che di anni ne ha 73, per non parlare di Burt Bacharach, impegnatissimo sui palchi di mezzo mondo a 82 anni, o di Aznavour, che di recente ha riconquistato il pubblico italiano alla bella età di 86 anni. A qualcuno il fatto di insistere su questo aspetto potrà sembrare antipatico, ma di fronte a manifestazioni di classe, di misura e di eleganza come quella vista ieri sera al Vittoriale di Gardone Riviera davanti a più di mille persone è quasi d’obbligo evidenziare quanto il concetto di età anagrafica vada sfumando considerato dalla dimensione di un palcoscenico e come gli anni, che pure passano, tendano quasi a farsi più leggeri sotto il tocco lieve di una canzone.
E il pubblico che ieri ha calorosamente affollato il teatro dannunziano sta a dimostrare quanto in fondo siano fragili i meccanismi con i quali l’industria dello spettacolo alimenta un ricambio generazionale quasi feroce nel quale il talento è ormai diventato un optional. Insomma, il fatto che Gino Paoli sia ancora qui a cantare le sue canzoni a cinquant’anni dai suoi primi passi nel mondo musicale non è solo un immenso piacere per tutti, ma in fondo ci conforta anche sull’idea che alla fine il tempo saprà fare piazza pulita di tanti inutili e disperati ciarlatani contemporanei.
Resteranno invece, perché già han saputo dimostrare pienamente di saper reggere l’onda d’urto del tempo, le canzoni di Paoli, che ieri sera hanno tenuto banco in un concerto dai toni misurati e suggestivi, quasi il racconto in musica di una vita condotto sul filo dell’ironia e di una leggerezza che solo i grandi possono concedersi. Un excursus fra gli immancabili pezzi classici apertosi con il manifesto programmatico «Cosa farò da grande», poi «La Gatta», Il cielo in una stanza», «Sapore di sale» e qualche pagina meno battuta che ha avuto tra gli altri pregi anche quello di ricordarci come in un’eredità corposa come quella di Paoli, resti ancora molto da riscoprire.Claudio Andrizzi


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